Presentazione
Dodici tracce, la constatazione di come, nel presente di questo Paese, ogni punto di riferimento civile, culturale, morale ed etico, ma anche personale e privato sia andato scomparendo. L’autore lo chiarisce subito nella prima traccia, Il disco di…partito, brano del 2005 mai neppure eseguito dal vivo e perfettamente adattabile all’epoca attuale. Non sono servite a niente le canzoni di protesta, i dischi, le parole gridate alle manifestazioni, ai sit-in, ai cortei, da chi negli anni delle contestazioni di piazza, nei luoghi di lavoro, lottava per i propri diritti, sempre elargiti con il contagocce, gentili concessioni del potente di turno, del politico infido, del padrone prepotente, dell’arrogante senza scrupoli. Non sono servite a spodestare soprusi e malefatte, per lasciare, così, alle nuove generazioni un mondo più giusto. Oggi sono roba da museo, slogan polverosi al confronto dei jingle scintillanti delle pubblicità, così sfolgoranti e stupefacenti, come le immagini proiettate su schermi accesi in aeternum. Televisioni, telefoni, computer, laptop, tablet. Amaramente, quel passato di lotte appare destinato a restare confinato in una qualche teca, reperto archeologico, “lettera morta”. Così, il disco di partito non ha più ragione d’essere, perché è l’idea stessa di comunità, di azione collettiva, di ideale condiviso che si è sciolta come neve al sole. Questa è la considerazione di partenza. Non esiste nessun partito, la politica non fa più seguaci. Esistono le persone, i singoli individui. Infatti, è il loro il punto di vista di queste storie cantate. Quello di chi, solo, è incapace di reagire. Di chi è succube di scelte altrui, un potere più forte, una decisione che viene dall’alto: l’operaio a cui viene fatto credere di essere importante, invece è solo un morto che cammina, il povero risparmiatore che soggiace agli esiti di un fallimento bancario, la donna che nel silenzio subisce una violenza domestica. Un racconto realista si dispiega, privo di invenzioni e abbellimenti, che di fatto fotografa il vivere gramo e penoso di una società che tenta invano di camuffare le sue ombre. L’autore prende a modello Bertold Brecht con il suo teatro epico e le canzoni da cabaret di Kurt Weill, Cantacronache con l’impegno di dare conto dei mali del Paese, e Giorgio Gaber con le sue condanne tranchant verso perbenismi, gli indegni risvolti della politica, le falsità da smascherare, e si inserisce nell’alveo della canzone di impegno civile, quella che getta strali per trafiggere, provocare, indurre a riflettere. Una canzone che colpisce con più precisione sistemata sul palcoscenico di un teatro o sopra la pedana di una piazza. Per farsi ascoltare le basta poco: un microfono e una chitarra. Per il lettore/ascoltatore si prospetta una doppia modalità di approccio: apprezzare ogni brano come chiuso in sé, individuandone la carica espressiva, il messaggio, oppure radunare e contestualizzare le canzoni che sono parti di un’opera più ampia, nata dal proposito di raccontare, attraverso varie sfaccettature, vicende significative della storia d’Italia. In questa direzione vanno alcune tracce, tratte dallo spettacolo Giorgio Ambrosoli, realizzato nel 2011 (La ballata di Don Mike, Canzone dei soldi, La scrivania dell’avvocato, Amore regale, Due bravi italiani, Essi non sono più) che mettono in scena la vicenda degli scandali finanziari del banchiere Michele Sindona con il fallimento della Banca Privata Italiana nel 1974, e la morte dell’avvocato milanese Giorgio Ambrosoli. Nominato commissario liquidatore della stessa banca, venne assassinato l’11 luglio 1979 per mano di un sicario, ingaggiato dallo stesso Sindona. Il clima di allora è evocato attraverso un’escalation di tragici eventi che toccano persone comuni, le cui aziende e progetti di vita vanno a catafascio, mentre la bandiera della legalità cerca di sventolare nelle mani di un onesto lavoratore, condannato a morte. Perché quella bandiera è travolta dal vento dell’abuso, dell’ingiustizia, dell’incoscienza, dell’illecito, della violenza. Eppure i condannati a morte sopravvivono nella memoria, sopravvivono i martiri assassinati dalla mafia, le vittime di malavita e di ogni forma di criminalità organizzata. Restano quale monito perenne, ricordati, ripetuti, nominati in un elenco che si fa canto, elegia, compianto. E resta l’amore, quello vero, anche se è solo un momento. Amore regale è l’unica canzone dell’intero album che dà voce a un sentimento autentico, quello fra Giorgio Ambrosoli e la moglie Anna Lorenza Gorla. Un amore solido che resterà per sempre impresso nelle parole che lui le scrisse poco prima di essere ammazzato. Altra raccolta è quella appartenente allo spettacolo Morti in progress – Amianto e dintorni che comprende Work in progress e Innocente, parabola dell’operaio, il Brambilla di turno, anello debole di una catena di montaggio che stritola, minaccia, spaventa, inganna, uccide. Lavorare l’amianto è di nuovo una condanna a morte. Dallo spettacolo Casa rossa casa – dove i sogni diventano incubo, le canzoni Dolce casa, Stalking e Una creatura hanno per tema quella violenza infida camuffata da amore che da qualche tempo ha preso il nome di femminicidio. In questo contesto gli abusi sono quasi sempre preceduti da una fase di trasporto nella coppia che poi si trasforma in oppressione, repressione, asfissia alla quale tentare di porre fine con un no spesso pronunciato a filo di voce. Infatti, solo a volte lo si riesce a sentire. Luca Maciacchini, con la sua scrittura esatta (Margot Galante Garrone lo aveva capito), accompagnato dalla chitarra, fedele compagna di viaggio (per anni al fianco di Nanni Svampa) e dalla vitalità del dialetto milanese, è riuscito a parlare dell’oggi riproponendo il racconto di eventi di un recente passato, perché in fondo da allora poco è cambiato e le prospettive di risanamento tanto sperate sono di fatto andate in fumo. In questo progetto discografico Maciacchini riporta in primo piano scandali finanziari, operazioni fraudolente, logiche fallimentari, con le dinamiche tipiche di un paese alla deriva, sottomesso alle regole di uno Stato parallelo. I morti per esposizione all’amianto, una piaga che tuttora provoca vittime. Le donne uccise da chi dice di amarle, all’interno delle abitazioni coniugali, sotto lo stesso tetto, nella solitudine. Si salva poco, in questo paese sommerso dall’impotenza. Occorre aggrapparsi a simboli, espressioni di principi morali, memoria di coloro che hanno tenuto la barra dritta, magistrati, imprenditori coraggiosi, giornalisti, eroi che hanno rinforzato le fondamenta dello stato democratico e costituzionale. Anche cantautori.
Chiara Ferrari

Nuovo Cantacronache vol.9
I Nuovi Cantacronache
Anno di pubblicazione 2026
Titolo: Nuovo Cantacronache n°9
Autore: Luca Maciacchini
Formato: Audio CD
Prezzo: 12 euro
Codice a barre: 8016670173106
DISPONIBILE DAL 6 MARZO 2026
Titolo: Nuovo Cantacronache n°9
Autore: Luca Maciacchini
Formato: Audio CD
Prezzo: 12 euro
Codice a barre: 8016670173106
DISPONIBILE DAL 6 MARZO 2026
12.00 €
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